L’Archeologia Sperimentale

Cast L’archeologia sperimentale è una disciplina, complementare all’archeologia tradizionale, che indaga sulle tecnologie dell’uomo del passato avvalendosi del metodo sperimentale Galileiano:

– Osservazione del fenomeno

– Riproduzione dello stesso

– Studio delle leggi che lo governano.

Nella pratica dell’Archeologia Sperimentale questo significa;

Studio ed analisi di: reperti archeologici, aspetti socio-economici e habitat relativi alla cultura in esame (osservazione del fenomeno).

Ricostruzione delle opere materiali del passato, adottando le antiche tecniche e, a costruzione ultimata, esecuzione di prove di utilizzazione condotte nel modo e per gli scopi per cui fu realizzato l’oggetto in studio (riproduzione del fenomeno).

Rilevazione, analisi ed elaborazione di tutti i dati oggettivi e soggettivi emersi durante l’intero processo di ricostruzione e di utilizzazione (studio delle leggi che governano il fenomeno).

Il percorso illustrato, al di là delle difficoltà insite nel metodo stesso, parrebbe non presentare grandi problematiche od incertezze; però nella realtà applicativa queste sono molte e diffuse. Spesso, per i reperti oggetto di studio, non sono chiare le tecnologie e/o le metodologie impiegate nella realizzazione, o la funzione a cui erano destinati, o quali erano o dovevano essere le caratteristiche delle materie prime impiegate, o ancora non si conoscono quali e quanti erano gli utensili necessari ed utilizzati per la costruzione. Per superare queste difficoltà, è necessario formulare delle “ipotesi”, che saranno sottoposte a verifica sperimentale e non potranno essere astratte fantasie ma supposizioni logiche e coerenti con la materia in studio.

Quale ultimo atto, sarà attuato uno studio comparato sulle “tracce” di qualsiasi origine – lasciate o dalle metodologie o dagli strumenti utilizzati nella costruzione o dall’usura – presenti sul reperto e sulle “tracce” dell’oggetto sperimentalmente ricostruito.

L’analogia delle tracce confermerà (o no) con ragionevole certezza la rispondenza della sperimentazione condotta utilizzando, quale metodo complementare, il metodo deduttivo.

Il metodo Galileiano insegna, a garanzia della propria validità, che ogni sperimentazione dovrà essere impostata su: ripetitività; per evitare che risultati frutto di casualità siano interpretati e tradotti in regole (eventualità tutt’altro che remota); e ripetibilità – in qualsiasi momento e luogo – a conferma che le regole enunciate hanno valenza universale.

Si può affermare che attraverso un’accurata analisi tecnologica (dei reperti archeologici) e una rigorosa riproduzione sperimentale dei reperti archeologici è possibile ricostruire, un percorso tecnologico, rigorosamente scientifico, che consenta di analizzare e valutare oltre alle tecnologie stesse, tempi e difficoltà di costruzione, funzionalità, efficacia e durata del manufatti; efficienza delle materie prime impiegate.

L’Archeologia Sperimentale è una disciplina rigorosamente scientifica, condotta in stretta collaborazione tra Archeologo ed Archeologo Sperimentalista.

La struttura della ricerca sperimentale si compone di un insieme articolato di fasi che costituiscono uno schema complesso ordinato in una successione di “passi”; non tutte le fasi sono pertinenza dell’Archeologia Sperimentale, ma, a seconda della disciplina, sono di competenza dell’Archeologo, del Paleontologo, dell’Archeologo Sperimentalista, del Geologo ecc. ecc.. Il macro schema indicato, implica necessariamente un “lavoro di gruppo” cioè l’aggregazione interattiva di più conoscenze volta al raggiungimento di un unico obiettivo. Il lavoro di gruppo, svolto in piena ed ampia collaborazione è sicuramente – senza tema di smentita – fra tutte le forma di operare, quella che da i migliori risultati.

E’ doveroso ricordare come l’Archeologia Sperimentale sia in grado di fornire delle “risposte” molto importanti a quesiti ed ipotesi dell’Archeologia tradizionale, non avendo la presunzione dogmatica che queste possano essere le uniche possibili.

L’Archeologia Sperimentale, uno dei settori più recenti dello studio delle culture materiali del passato, è diventata presto oggetto di numerosi ed articolati interessi, ma anche di fraintendimenti: riprodurre e restituire alla loro dimensione operativa le tracce archeologiche è oggi un mezzo essenziale di verifica per gran parte delle ipotesi formulate sulle tecnologie antiche, ma, nel contempo, la capacità di ricostruire quelli che altrimenti si presentano come relitti del passato stimola curiosità in più direzioni, anche di là dai confini della ricerca archeologica.

Questa disciplina nasce, in ambiente anglosassone, per dare la possibilità ad alcuni archeologi di sottoporre a verifica le loro ipotesi spesso contrastanti con le etichette ergonomiche attribuite agli antichi manufatti. L’avvio dell’Archeologia Sperimentale è segnato, simbolicamente, da quando, nei primi decenni del XIX secolo, nelle isole britanniche, furono ritrovati dei corni di bronzo e questi, una volta ripuliti, furono suonati emettendo suoni udibili ad oltre 10 Km. di distanza.

Nella seconda metà del XX secolo si affermano, in diverse nazioni nord europee, diversi gruppi di ricerca sperimentale, fra tutti ricordiamo quello che diventerà uno dei riferimenti per il settore: il Centro di Ricerca Sperimentale di Lejre (Danimarca).

Come in ogni attività umana anche per l’Archeologia Sperimentale esiste un lato oscuro, rappresentato dalle “false sperimentazioni” o dalla “falsa archeologia sperimentale”; cioè la produzione di: oggetti, utensili o strutture, realizzati senza il rispetto del rigore scientifico e delle norme che regolano l’Archeologia Sperimentale.

L’inosservanza di talune regole come la mancanza di riscontri archeologici, l’adozione (anche se solo parziale) di tecnologie moderne, l’impiego di materiali diversi da quelli del reperto archeologico, l‘introduzione di metodologie estranee alle culture oggetto di studio, ed altre ancora, può apparire un errore ininfluente o trascurabile in realtà queste “inadempienze” portano alla realizzazione di simulazioni che, nella migliore delle ipotesi, saranno similari al modello archeologico esclusivamente nell’aspetto esteriore, ma, cosa assai più grave, mostreranno un insieme di dati, attinenti alla sperimentazione, distorti ed inattendibili.

Questi falsi, spacciati come riproduzioni sperimentali, non portano alcun contributo allo studio dell’Archeologia e concorrono unicamente a creare discredito e ad inquinare le conoscenze raggiunte.

La grande potenzialità divulgativa dell’Archeologia Sperimentale è racchiusa nelle dimostrazioni pratiche (sperimentazioni dedicate alla divulgazione) che, contenendo elementi di immediatezza, semplicità, linearità e completezza di contenuti permettono una facile e rapida comprensione da parte di chi osserva. L’interesse creatosi intorno all’aspetto divulgativo, ha dato origine a centri che si collocano in posizione intermedia tra la ricerca e la divulgazione, basandosi quasi esclusivamente sulla didattica; senza sminuire la validità di queste attività, occorre ribadire che l’Archeologia Sperimentale e una disciplina fondata su precise regole e norme di carattere scientifico.

L’interesse destato ha dato origine a molta improvvisazione e mistificazione; la creazione di attività risultanti da strani connubi quali: “survival e archeologia sperimentale”, oppure la creazione di “parchi gioco di archeologia sperimentale” ed altri ancora; ha generato, di conseguenza, molta confusione e diffidenza.

L’archeologo sperimentalista deve acquisire una manualità che gli consenta, utilizzando tecniche antiche, la realizzazione di svariati oggetti. Difficilmente oggi e possibile riacquistare la manualità che possedeva un uomo antico, ma e possibile con 1’attività e con l’esercizio ottenere dei risultati soddisfacenti.

L’archeologo sperimentalista lavora riproducendo manufatti antichi utilizzando solo ed esclusivamente i materiali e le tecniche a disposizione dell’uomo nell’epoca di cui si sta occupando ed e indispensabile che conosca le caratteristiche delle materie prime di cui si avvale e che sappia valutarne l’efficacia.

Non si deve dimenticare che l’archeologo sperimentalista deve agire in collaborazione con esperti in numerose discipline (archeologo, geologo, archeometrista, etnografo).

La manualità e 1’esperienza che lo sperimentalista possiede, devono anche essere supportate da una buona preparazione di base relativa alle problematiche del periodo in esame e da un costante aggiornamento mediante ricerca bibliografica.

Elaborare una definizione di archeologo sperimentalista comporta non poche difficoltà, dovute alle diverse conoscenze e capacita che il ricercatore deve possedere per essere definito come tale.

L’archeologo sperimentalista deve acquisire una manualità che gli consenta, utilizzando tecniche antiche, la realizzazione di svariati oggetti. Difficilmente oggi e possibile riacquistare la manualità che possedeva un uomo antico, ma e possibile con 1’attività e con l’esercizio ottenere dei risultati soddisfacenti. L’archeologo sperimentalista lavora riproducendo manufatti antichi utilizzando solo ed esclusivamente i materiali e le tecniche a disposizione dell’uomo nell’epoca di cui si sta occupando ed e indispensabile che conosca le caratteristiche delle materie prime di cui si avvale e che sappia valutarne l’efficacia. Non si deve dimenticare che 1’archeologo sperimentalista deve agire in collaborazione con esperti in numerose discipline (archeologo, geologo, archeometrista, etnografo).

La manualità e l’esperienza che lo sperimentalista possiede, devono anche essere supportate da una buona preparazione di base relativa alle problematiche del periodo in esame e da un costante aggiornamento mediante ricerca bibliografica.

Elaborare una definizione di archeologo sperimentalista comporta non poche difficoltà, dovute alle diverse conoscenze e capacita che il ricercatore deve possedere per essere definito come tale. L’archeologo sperimentalista deve acquisire una manualità che gli consenta, utilizzando tecniche antiche, la realizzazione di svariati oggetti. Difficilmente oggi e possibile riacquistare la manualità che possedeva un uomo antico, ma e possibile con l’attività e con l’esercizio ottenere dei risultati soddisfacenti.

L’archeologo sperimentalista lavora riproducendo manufatti antichi utilizzando solo ed esclusivamente i materiali e le tecniche a disposizione dell’uomo nell’epoca di cui si sta occupando ed e indispensabile che conosca le caratteristiche delle materie prime di cui si avvale e che sappia valutarne l’efficacia.

Non si deve dimenticare che l’archeologo sperimentalista deve agire in collaborazione con esperti in numerose discipline (archeologo, geologo, archeometrista, etnografo).

La manualità e l’esperienza che lo sperimentalista possiede, devono anche essere supportate da una buona preparazione di base relativa alle problematiche del periodo in esame e da un costante aggiornamento mediante ricerca bibliografica. Elaborare una definizione di archeologo sperimentalista comporta non poche difficoltà, dovute alle diverse conoscenze e capacita che il ricercatore deve possedere per essere definito come tale. L’archeologo sperimentalista deve acquisire una manualità che gli consenta, utilizzando tecniche antiche, la realizzazione di svariati oggetti. Difficilmente oggi e possibile riacquistare la manualità che possedeva un uomo antico, ma e possibile con l’attività e con l’esercizio ottenere dei risultati soddisfacenti.

L’archeologo sperimentalista lavora riproducendo manufatti antichi utilizzando solo ed esclusivamente i materiali e le tecniche a disposizione dell’uomo nell’epoca di cui si sta occupando ed e indispensabile che conosca le caratteristiche delle materie prime di cui si avvale e che sappia valutarne l’efficacia. Non si deve dimenticare che 1’archeologo sperimentalista deve agire in collaborazione con esperti in numerose discipline (archeologo, geologo, archeometrista, etnografo). La manualità e l’esperienza che lo sperimentalista possiede, devono anche essere supportate da una buona preparazione di base relativa alle problematiche del periodo in esame e da un costante aggiornamento mediante ricerca bibliografica.

Per chi vuol saperne di più:

John Coles, 1981. Archeologia Sperimentale, Longanesi Milano

Aa.Vv., 1988. L’Archeodrome, in Dossier Histoire et Archeologie, N° 126

Aa.Vv., 1986. Archeologie Experimentale, cahier N°2, Archeodrome Beaune