Attività in Corso

CastLe tecniche preistoriche di accensione del fuoco:
Sono state condotte numerose sperimentazioni per valutare l’efficacia dei principali metodi di accensione. La produzione del fuoco è stata ottenuta per sfregamento di bastoncini in legno e per percussione di pietre focaie (Selci piromache) su dei minerali di ferro (Marcasite, Pirite).Oltre alle analisi sull’efficacia dei sistemi di accensione sperimentati, sono stati analizzati anche tutti gli strumenti impiegati per la produzione del fuoco. Strumenti spesse volte ricostruiti su ipotesi , data la scarsità dei reperti venuti finora alla luce, ma utili per confronti con futuri ritrovamenti archeologici.

Produzione di filati e corde:
Sono in corso prove per la produzione di filati, utilizzando fibre animali (Lana), e fibre vegetali quali il lino e l’ortica. Alcune sperimentazioni sono state effettuate per la produzione e l’utilizzo di corde per legature, utilizzando fibre ricavate da scorze di tiglio, di olmo, di salice, o con l’intreccio di particolari piante erbacee (Carice). Sono state provate legature con corde in pelle e tendini animali.Sono in corso prove per valutare il rapporto esistente fra le dimensioni delle fusaiole e i le dimensioni dei filati ottenuti.

Tintura naturale dei filati:
Sono in corso prove di tintura della lana utilizzando erbe, piante e minerali aventi buone capacità tintorie. Le colorazioni ottenute sono catalogate per formare una banca dati capace di dare indicazioni utili sulle colorazioni che era possibile ottenere, in base alle disponibilità botaniche del sito in esame.

Tessitura:
Per effettuare sperimentazioni di tessitura di filati sono stati costruiti dei telai, prendendo come riferimento le indicazioni fornite da graffiti e da ritrovamenti preistorici. Sono stati costruiti differenti tipi di telai per valutare l’efficacia e la funzionalità dei sistemi sperimentati.

Lavorazione dell’osso:
Le sperimentazioni sulla lavorazione dell’osso si sono limitate alla costruzione si oggetti più o meno complessi con lo scopo di acquisire manualità.Sono attualmente iniziate delle sperimentazioni nelle quali saranno effettuate delle analisi sulle tracce di usura e di lavorazione.

Lavorazione della pietra scheggiata:
Sono state effettuate diverse prove di scheggiatura utilizzando la Selce, l’ossidiana e altre pietre a frattura concoide. Le prove sono state effettuate principalmente per acquisire manualità ed esperienza. Sono state provate le tecniche di scheggiatura adottate dall’uomo preistorico dal Paleolitico Inferiore all’età dei metalli. L’attività di scheggiatura al momento si limita alla produzione di oggetti ed utensili da utilizzare in altre sperimentazioni del Centro (raschiatoi, , coltelli, perforatori, punte di freccia, lame varie ecc. per lavorare le pelli, il legno, l’osso, il corno. Sperimentazioni future sono previste per la valutazione del rapporto biunivoco esistente fra il tipo di percussore utilizzato e il tipo di scheggia ottenuto.

Lavorazione della pietra levigata:
Sulla pietra levigata sono state effettuate molte prove sperimentali, le quali sono state facilitate dalla grande disponibilità di materia prima. Il bacino geologico delle Alpi Occidentali è stato, ed è ancora oggi, uno dei principali punti di approvvigionamento della materia prima per la fabbricazione di asce levigate. La materia prima, facilmente reperibile nei depositi alluvionali recenti ed antichi del Piemonte, fa parte del gruppo che il geologo Bartolomeo Gastaldi indicò con il nome di “Pietre Verdi”. Più specificatamente si tratta di rocce metamorfiche ad alta densità fra le quali spiccano le Eclogiti, le Onfacititi, le Serpentiniti, e le rare Giadeititi; tutte rocce largamente utilizzate in orizzonti
Neolitici e Post-Neolitici. Sono state effettuate numerose ricostruzioni sperimentali per acquisire manualità e per produrre utensili per la lavorazione del legno e per l’abbattimento di alberi. Legname da utilizzare per la costruzione di capanne ed altre attrezzature. L’esperienza acquisita dopo anni di prove sperimentali è stata applicata nell’analisi dei reperti provenienti da diversi siti preistorici
(Cfr. Attività di ricerca applicate).

Movimentazione di grandi massi in pietra:
Su una ipotesi di O. Falisiedi e con le migliorie apportate al progetto da Gaj e Delcaro, e con la collaborazione del Gruppo Archeologico Torinese e il Centro di Archeologia Sperimentale Torino, è stato effettuato, con esito positivo, un grande ciclo di sperimentazioni per rilevare le problematiche sulle tecnologie utilizzate dagli antichi egizi per sollevare e movimentare enormi massi di pietra.

Lavorazione della ceramica:
Per valutare l’insieme delle problematiche sulla lavorazione della ceramica nella preistoria sono state effettuate molte sperimentazioni, per acquisire una buona manualità ed esperienza da applicare nell’analisi dei reperti preistorici. Utilizzando le argille naturali, non depurate, raccolte in diverse località, sono state costruite grandi quantità di oggetti in ceramica, impiegando differenti tecniche costruttive. Sono state sperimentate anche diverse tecniche di finitura e di decorazione dei manufatti ceramici.
Per la cottura delle ceramiche sono state provate diverse tecniche di cottura e diversi tipi di fornaci. Per lo svolgimento delle prove è stata costruita presso il Centro, in scala reale, una complessa struttura di prova con la quale è stato possibile sollevare di un metro e spostare di due, un masso del peso di circa 3000 Kg.

Riduzione dei minerali di Rame:
Sono state condotte alcune prove preliminari sulla produzione del rame attraverso il processo di ossidazione e di riduzione dei minerali di rame. L’ossidazione è stata effettuata in un focolare a cielo aperto dove l’azione ossidante dell’aria permette la trasformazione di alcuni minerali di rame (carbonati) in ossidi. Il metallo di rame è stato ottenuto in una piccola fornace, a tiraggio d’aria forzato, utilizzando come combustibile del carbone vegetale che ha una spiccata capacità riducente dell’ossido di rame, che viene così trasformato in metallo di rame.

Il bronzo:
Non avendo a disposizione minerali di stagno, per il momento la lega di bronzo è stata ottenuta aggiungendo al rame dello stagno puro di produzione industriale. Numerosi lingottini di bronzo sono stati ottenuti fondendo dentro dei crogioli, in argilla naturale, del rame a cui è stato aggiunto il 10 % di stagno. Per raggiungere le elevate temperature di fusione (circa 1200° C) sono stati costruiti diversi tipi di fornaci la cui forma è stata ispirata a resti di fornaci preistoriche messi in luce in diverse località europee. L’apporto dell’aria necessaria per la combustione del carbone nelle fornaci è stata assicurata dall’impiego di mantici costituiti da sacche in pelle.

Produzione di stampi per la fusione del Bronzo:
Per verificare la tenuta al calore degli stampi e per comprendere le problematiche sulla colata del bronzo sono stati costruiti, su modelli preistorici, stampi in terracotta, in argilla cruda, in steatite, in arenaria, e in pietra ollare.Molti degli stampi sono stati ricostruiti utilizzando attrezzature coerenti con il periodo preistorico di riferimento.

Fusione del bronzo:
Per acquisire una certa esperienza e per risolvere, almeno in parte, le numerose problematiche che il processo di fusione del bronzo comporta, sono state condotte numerose prove sperimentali. Sono stati ricostruiti diversi tipi di fornaci per, valutare gli effetti derivanti dall’impiego di differenti tecniche di insufflazione e per rilevare la tenuta dei crogioli e degli ugelli in terracotta, l’efficacia dei mantici e la capacità caloriche del carbone vegetale impiegato.
Sono state rilevate anche le attività e le attrezzature collaterali utilizzate nel processo di fusione e di colata negli stampi. Si sono ricostruite pinze in legno, morsetti per gli stampi, protezioni in pelle, contenitori per l’acqua ecc.; in questo caso le ricostruzioni non sono state ispirate da reperti da scavo, ma da ipotesi costruttive, in attesa che nuovi
ritrovamenti diano indicazioni più precise.

Produzione di collanti naturali:
I collanti naturali presi in esame sono principalmente di due tipi. Il primo viene ricavato da un miscuglio di resina di pino, grasso animale, cera d’ape, e propoli. Il secondo è ricavato dalla distillazione a secco della scorza della betulla (betulina). Le sperimentazioni in questo campo si sono limitate alla verifica della tenuta dei collanti a base di resine, prodotti con diversi dosaggi dei vari componenti.
Sono state effettuate alcune sperimentazioni nelle quali si è ottenuto del catrame di betulla mediante la distillazione a secco in contenitori di ceramica. Più difficoltosa invece è la distillazione del catrame di betulla senza utilizzare i contenitori ceramici,che peraltro non erano presenti nel Paleolitico Superiore dove questo tipo di collante era largamente utilizzato.